MISSION
Storicamente gli studi sulla decompressione hanno registrato una costante evoluzione di pari passo agli studi della fisiologia e della fisiopatologia.
Dagli albori del commercial diving ai giorni nostri troviamo i modelli proposti da Haldane con le successive elaborazioni di Buhlmann, il modello termodinamico di Hills, il più recente VPM di Yount, RGBM di Wienke etc.
Alcuni modelli più consolidati sono oggi diventati di largo uso mentre altri, come i modelli probabilistici, risultano ancora pionieristici e meno studiati.
Accanto al modello compartimentale, adottato da molti computer subacquei e da enti come la Marina Militare (es. le note tabelle decompressive della U.S. Navy) si è fatto strada negli ultimi anni un modello più complesso, il modello a doppia fase.
Recentemente alcune applicazioni di questo modello, note come sistemi decompressivi mnemonici, hanno trovato fortuna nell'ambito della subacquea tecnica.
Tali applicazioni si propongono come flessibili e intuitive, facilmente adattabili alle profondità raggiunte, ai tempi di fondo e ai gas a disposizione utilizzati dai subacquei.
Partendo dall'osservazione ecografica della presenza di bolle circolanti post immersione qualunque sia il profilo adottato e sull' ipotesi dell'esistenza di nuclei gassosi circolanti in fase pre-immersione, il modello considera il comportamento della quota di gas in fase disciolta e in fase gassosa, obbligandoci quindi ad utilizzare una strategia decompressiva diversa da quella adottata con i precedenti algoritmi.
Finora i vari sistemi di decompressione non erano mai stati messi direttamente a confronto.
E' quello che viene fatto ora col progetto Decompression Profiles che, dopo una prima fase che lo scorso anno ha permesso di mettere a punto le metodiche della ricerca, in questa seconda fase metterà a disposizione dei medici iperbarici una notevole massa di dati tratti da una serie di immersioni reali ed eseguite dai sub che partecipano al progetto